Recupero crediti PA: il cambiamento è in atto

Il DDL ha raccolto il favore di Anci, Unirec, Equitalia e delle stesse Associazioni dei consumatori che si sono dette a favore di una proposta di legge che va anzitutto a correggere le enormi distorsioni legate alle cartelle Equitalia: tra il 2000 e il 2015, il 20,5% delle cartelle in carico a Equitalia sono state emesse per un errore dell’ente creditore, producendo in 15 anni "errori" per 217 miliardi di euro.

Cartelle illegittime annullate dal giudice o dallo stesso ente creditore che si è accorto prima della sentenza di aver commesso un errore. A fronte di questa deludente attività da parte di Equitalia, le Associazioni dei consumatori appoggiano un’iniziativa legislativa che incida sul sistema dei crediti aprendo il servizio di gestione a soggetti terzi. Le Associazioni hanno stilato un parere che verrà presentato nei prossimi giorni in Commissione Finanze del Senato in cui si chiede il rispetto degli obblighi di trasparenza e qualità del servizio da parte dell’’Ente locale, garantendo ai contribuenti un sistema di interlocutori dotati di adeguata professionalità, di specifiche Carte del servizio da allegare ai contratti di concessione ed infine di un idoneo sistema di gestione delle richieste di informazioni ma anche di eventuali reclami.Il DDL Ricchiuti rappresenta un passaggio fondamentale per questo cambiamento perché trasforma in regola certa l'esternalizzazione della fase stragiudiziale del recupero crediti da parte degli enti locali, andando a coprire un vuoto normativo che attualmente ne ostacola l’azione nei confronti dei debitori. Pur non essendoci nessun divieto che impedisce alle Amministrazioni di affidarsi a società esterne per recuperare i propri crediti, la maggior parte dei dirigenti pubblici non si sente autorizzato a farlo perché manca una norma di riferimento. Questo ha fatto sì che i Comuni si sentissero quasi con le mani legate di fronte ai debitori, a discapito dei cittadini onesti. Quei pochi Comuni che hanno esternalizzato l’attività hanno avuto risultati ottimi in termini riduzione dei tempi di gestione delle posizioni, incremento delle performance di recupero, riduzione dei crediti iscritti a ruolo. Uno studio di KPMG ha stimato in più di 5 miliardi il beneficio che deriverebbe da un modello di riscossione dei crediti condiviso mano pubblica/operatori privati. Una liquidità che darebbe un po’ di respiro alle casse dei nostri Comuni anche alla luce della riforma contabile che da gennaio 2015 richiede agli Enti locali di accantonare progressivamente i fondi destinati a copertura dei crediti di dubbia esigibilità.L’argomento è di grande importanza e rivoluzionerà il concetto tradizionale di riscossione del credito, aprendo scenari ad ora sconosciuti anche agli addetti ai lavori. Il tema sarà oggetto del Credit Village Day di quest’anno, in programma il 16 novembre a Milano: con i principali esperti del settore verranno analizzate le recenti sentenze dei TAR di Puglia e Lazio che affermano come le società di recupero crediti possono fornire un supporto agli enti locali nella gestione della riscossione delle entrate, sia tributarie che extratributarie, anche se non iscritte all’albo ministeriale, purché non effettuino maneggio di denaro pubblico.A darne notizia è Credit Village, grande incubatore degli operatori della gestione del credito, che segue da vicino l’iter del DDL presentato all’inizio di quest’anno dalla senatrice Lucrezia Ricchiuti (PD).La Commissione Finanze del Senato ha fissato al 14 ottobre il termine per presentare eventuali emendamenti al disegno di legge n. 2263 sul recupero dei crediti insoluti della P.A.

 

Fonte: Credit Village

 

 

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